Video, promozione e sicurezza: le campagne sul Covid

Un evento significativo e di portata mondiale come la pandemia da Coronavirus non avrebbe potuto non dare vita a una serie di campagne video orientate da istituzioni e governi alla sicurezza. Diffondere, spiegare, illustrare: fare promozione significa anche questo, come abbiamo visto, e poter raggiungere lo scopo con un linguaggio agile, fresco ed emozionale come il video garantisce successo ed efficacia anche per quelle che siamo soliti definire come “pubblicità progresso”. Scopriamo qualche esempio dalla recente storia italiana, sia per quanto riguarda le campagne istituzionali sia per i trend della pubblicità aziendale.

Resta a casa

Resta a casa è il titolo eloquente della campagna informativa del Ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio dei Ministri sull’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, nata per affiancare i provvedimenti normativi. Allo scopo di raggiungere quanto più pubblico possibile, la campagna ha previsto una diffusione non solo sulle reti televisive Rai, ma sui principali social network come Facebook e Instagram.

 

Lo spot è stato realizzato in un formato e con un linguaggio adatto ai social, sintetizzando le misure da rispettare e i principali comportamenti da tenere per limitare la diffusione dell’epidemia con semplicità e chiarezza. Non uscire di casa era il messaggio principale, un invito accompagnato da quelli del frequente lavaggio delle mani, della disinfezione delle superfici, del protocollo da rispettare per il pronto soccorso. Infine, non mancavano come da progetto l’invito alla condivisione e il sito di riferimento

I testimonial

Non solo video-tutorial a contenuto grafico come Resta a casa, ma anche spot che, utilizzando volti noti, ripetevano il messaggio con lo scopo di farlo penetrare ancora di più tra la popolazione. Per questo motivo il Ministero della Salute ha scelto, per diffondere la regola di stare a casa, il volto molto conosciuto dal pubblico televisivo di Amadeus. Lo spot è stato realizzato con la Rai e pensato per la messa in onda televisiva e radiofonica, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e dunque parte di una strategia prettamente istituzionale

Anche in questo caso, Amadeus ripete i messaggi informativi principali, ovvero le regole da rispettare, rimandando al canale istituzionale per le informazioni, quello del Ministero, e invitando tutti i cittadini a essere responsabili e solidali per fronteggiare l’emergenza. Il tutto è naturalmente sintetizzato da una frase recitata dal personaggio: «Aiutiamoci l’un l’altro. Insieme ce la facciamo». Il claim della campagna, in sintonia con questo messaggio, era «Proteggi te stesso e gli altri dal nuovo coronavirus». 

Pubblicità all’epoca del coronavirus

Se siete osservatori attenti ve ne sarete certamente accorti: qualcosa è accaduto nel mondo della pubblicità durante i mesi di lockdown. Modificato radicalmente lo scenario, anche le aziende e i brand hanno dovuto ricalibrare la propria comunicazione, e farlo attraverso i video ha dato luogo a diverse campagne più o meno impattanti, ma certamente molto spesso accomunate da strategie simili. La chiusura tra le mura domestiche e il drastico cambio di abitudini ha così influenzato i video di tante aziende, spingendo ciascuno a ripensare i propri servizi e le proprie esigenze comunicative, che possiamo riassumere citando quello che agli studiosi di semiotica è noto come “quadrato di Floch”, ovvero l’assiologia del consumo. C’è stato chi ha scelto di dare evidenza ai valori aziendali, detti “di base”, e chi a quelli più pragmatici, ovvero “d’uso”, modulando i messaggi da valorizzazioni pratiche, utopiche, critiche o ludiche (qui un utile riassunto della semiologa Giovanna Cosenza).

Cambiando il contesto in cui gli spot andavano in onda, molto spesso è stato necessario variare anche il messaggio per “adeguare” la comunicazione ed evitare fastidiosi riferimenti a uno stile di vita e a situazioni non più normali, come assembramenti, viaggi. La galleria di scelte che ogni brand ha deciso di intraprendere è varia, potete divertirvi ripercorrendo spot di prodotti alimentari, per la casa, di viaggi e automobili, cosmetici e quant’altro con le ricerche sul web, da Google a Youtube. Quello che vi consigliamo, per accendervi qualche riflessione, è questo video che, magicamente, mette a confronto tante pubblicità di brand all’epoca della pandemia mostrando come, alla fine, si assomiglino tutte.

 


 

Non fate anche voi lo stesso errore

Volete evitare di andare, come in questo caso, nella direzione di tutti gli altri e costruire una promozione video unica, capace di identificarvi e farvi notare nel grande mare dei video? RECTV Produzioni è la soluzione per voi. Consigli e strategie su misura per ogni esigenza e ogni tasca: non esitare a contattarci per informazioni e per un preventivo!

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Webserie e creatività: qualche esempio

I format seriali, lo abbiamo visto, stanno prendendo sempre più piede grazie alle possibilità creative e di sperimentazione offerte dal web, dalle tecnologie e dalla possibilità di condivisione dei social. Ma di cosa si può parlare (oltre che di cucina, ovviamente!) in una webserie? Ecco qualche esempio per farvi ispirare e accendere la miccia delle idee!

Una webserie nello spazio

Luca Parmitano è un volto noto al grande pubblico: è lui uno dei più noti astronauti italiani, protagonista delle missioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e di recente protagonista anche di una webserie a tema… spaziale. Beyond, questo il titolo della serie ispirata alla missione reale svolta oltre l’atmosfera terrestre e ideata dall’Agenzia Spaziale Italiana con la produzione di Asi ed Esa.
Nessun personaggio da interpretare per Parmitano, che svolge il ruolo di se stesso, ai comandi della Stazione. Ma non tutto è come nella realtà, perché insieme all’astronauta italiano ci sono due compagni di missione imbranati (Riccardo Averaimo e Manuel d’Amario, con l’aggiunta di Lucia Rossi), ironicamente “galleggianti” nello spazio in dodici puntate dedicate a una lettura leggera ma efficace della scienza. La regia è di Marcello Di Noto, della Scirocco Cinematografica. Le riprese sono state effettuate presso il Centro Addestramento Astronauti dell’ESA a Colonia.

Webserie e sostenibilità

In tempi di attenzione particolarmente concentrata sui temi ambientali, non poteva mancare una webserie dedicata alla sostenibilità. La firma LifeGate e si chiama, non a caso, Green love. I temi? Naturalmente quelli dedicati alle scelte di vita green: piccole azioni quotidiane per salvare il pianeta. La serie è andata in onda sul canale Youtube di LifeGate ma anche su Facebook e Instagram.
Protagonisti due coinquilini, Lucia e Pietro, che hanno idee e stili di vita sostenibili diametralmente opposti. Lei è attenta alla sostenibilità, lui invece ignora ogni attenzione all’ambiente. Sarà però una ragazza a fargli cambiare atteggiamento. Un format ironico, leggero, che tuttavia invita a un cambio di stile di vita sostenibile secondo il motto che tutti possono contribuire a fare la differenza.

Il teatro si racconta

Entrare in un teatro, scoprire e conoscere le persone che ci lavorano, il tutto sul web. È l’idea di Colpo di scena, la webserie che punta l’obiettivo sul teatro ideata dalla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino e che racconta la vita di attori e teatranti. Si tratta della prima sit-com dedicata al teatro: girata negli spazi della Casa del Teatro e incentrata sulla vita quotidiana di un gruppo di attori e tecnici, è stata immaginata per essere diffusa attraverso internet, anche attraverso i social.
Il protagonista della web serie si chiama Daniel, un ragazzotto che vive di espedienti e che per un caso assurdamente fortuito capita a teatro, dove per una serie di circostanze è costretto a fermarsi. A guidarlo in quel mondo nuovo, un’attrice fascinosa, un tecnico nevrotico, un’assistente gelosa e tanti altri personaggi, tutti alle prese con il compito di portare in scena la “favola delle favole”: Cappuccetto Rosso. Il percorso è, ovviamente, a ostacoli: mettere in piedi uno spettacolo significa fare i conti con mille problemi e imprevisti. E forse, di mezzo, c’è anche l’amore…

Un webserie per raccontare il territorio

Le webserie possono diventare format utili anche per raccontare il turismo. È il caso di Sicilian Rhapsody, la prima travel web-serie interamente girata in Sicilia. Cinqie episodi in inglese con i sottotitoli, per raccontare il territorio attraverso uno storytelling divertente che mostra la Sicilia e le sue eccellenze. Il progetto è frutto di un cofinanziamento del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, e vede il patrocinio del Comune di Palermo e dell’Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana.
Obiettivo quello, naturalmente, di far conoscere al pubblico internazionale le peculiarità del territorio siciliano e le innumerevoli possibilità di vivere esperienze privilegiate ed uniche. A produrre i cinque mini video è l’agenzia di viaggi di lusso Absolute Sicilia (brand di “Tour Plus Sicilia”), la serie ha visto la regia di Riccardo Cannella della Cinnamon, società di produzione audiovisiva vincitrice di premi internazionali per le sue produzioni nell’ambito della serialità digitale. Un’idea originale per un marketing territoriale efficace portato avanti con una narrazione capace di mettere al centro il territorio siciliano, protagonista della campagna.

 

 


 

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Cucina in tutti i sensi: il nostro format originale per Chef Rubio

Dopo tanto parlare di format, serialità e webserie, abbiamo deciso di svelarvi i segreti di una delle serie di successo alla quale abbiamo contribuito: RECTV Produzioni infatti è stata produttore esecutivo, nel 2017, della terza edizione di Cucina in tutti i sensi, la webserie ideata da Chef Rubio per portare le ricette e la cucina a tutti, con traduzioni in Lingua Italiana dei Segni e screenreader per non vedenti.

Cucina in tutti i sensi, un format accessibile

Quattro lunedì per quattro ricette speciali e un approccio completamente accessibile alla cucina: ecco l’idea di Chef Rubio per il suo format seriale Cucina in tutti i sensi. Una sapiente miscela di parlato, lingua dei segni e immagini, una ricetta capace di rendere questa piccola serie piacevole, ma al contempo accessibile a tutti. E proprio a questo scopo ogni ricetta proposta viene tradotta in LIS per essere comprensibile anche alle persone sorde, mentre è possibile, parallelamente, scaricare gratuitamente la app screenreader per non vedenti, che traduce le immagini in descrizioni audio. 

«Con questa produzione – ha spiegato Chef Rubio, da sempre promotore della democrazia in cucina – abbiamo voluto mettere in atto un ulteriore esempio d’integrazione in cucina. Con il gruppo di lavoro si è provato a dosare il parlato, il segnato e l’audio per restituire un prodotto democratico, che sia piacevole per un pubblico sempre più vasto, con e senza abilità sensoriali».

Un format pensato non solo per cucinare, non solo per ampliare il pubblico, ma per sperimentare, grazie alle possibilità di video e tecnologia, nuove forme di comunicazione, in grado di raccontare la cucina oltre le logiche immediate della sensorialità. 

Chef Rubio e i suoi ospiti in cucina

Insegnare a cucinare a tutti, nessuno escluso, questo lo scopo di Cucina in tutti i sensi: quattro puntate per illustrare altrettante videoricette: si parte con una tempura di verdure per poi passare a una pasta alla norma, a una tartare di manzo e finire in bellezza con una apple pie.  La mini serie non ha per protagonista solo Chef Rubio, volto noto, ma anche l’istruttrice e attrice sorda Deborah Donadio (dell’Istituto Statale Sordi di Roma ISSR) e la Sous Chef ipovedente Serena Sacco (de L’Altro Spazio di Bologna). Super ospite, invece, Oney Tapia, campione paralimpico della FISPES già vincitore di Ballando con le Stelle: a lui la responsabilità di lanciare le richieste in cucina.

Un cast che ricorda l’assenza di barriere in cucina, perché nessuno, tra i fornelli, si senta escluso nelle possibilità di sperimentare o imparare. «Con il gruppo di lavoro si è provato a dosare il parlato, il segnato e l’audio per restituire un prodotto democratico, che sia piacevole per un pubblico sempre più vasto, con e senza abilità sensoriali» ha raccontato ancora Chef Rubio. 

Cucina in tutti i Sensi è stata prodotta e ideata da Tumaga, la società di produzione indipendente fondata da Chef Rubio in collaborazione con Istituto Statale Sordi di Roma (ISSR) e L’Altro Spazio, e vede il contributo di Excelsa e Peroni e il supporto di Fispes e Aran Concept Store di Roma Gregorio VII; con l’assistenza del foodstylist Bruno Settimi e della sua società di servizi Basilico.

 


 

Curiosi di sapere quali risorse possiamo mettere a vostra disposizione?

Per l’esperienza di Cucina in tutti i sensi l’esperienza di RECTV Produzioni in soluzioni audiovisive inclusive e custom-made è risultata la chiave vincente. Se avete bisogno noi siamo qui, pronti a realizzare per voi prodotti adatti a ogni esigenza!

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Web serie: tutto quello che c’è da sapere

I format seriali sono prodotti di estremo successo: il potere della narrazione, episodio dopo episodio, coinvolge il pubblico e lo fidelizza, portandolo a diventare spettatore inossidabile. È un processo che conosciamo bene: avviene per esempio con la fiction e le serie tv. Tuttavia, i format a puntate non sono – o meglio, non sono più -, gli unici esempi ai quali fare riferimento per tentare innovative video strategy. Il digitale è infatti una grande risorsa oggi, grazie al successo crescente delle web serie. 

I mondi delle serie: dal fumetto al web

Abituati a riferirci a prodotti video a puntate da guardare e seguire in tv, spesso non pensiamo che gli universi narrativi progettati a partire da un format e costruiti con una precisa serialità popolano anche altri media. Pensiamo per esempio ai fumetti, una delle forme di serialità più classica, ma anche alla pubblicità, che da sempre gioca con le “puntate” (basti pensare al classico italiano, il Carosello, che ha caratterizzato la prima tv italiana facendone la storia). Oggi i nuovi universi della serialità sono quelli del web e del digitale, dove si trovano webserie, videogame, prodotti innovativi che sperimentano e si adattano alle possibilità creative offerte dal mondo social. 

 

Le webserie, piccola storia di un format

Siamo ormai abituati, visto lo sviluppo enorme della telefonia mobile e la pervasività del video  a fruire di prodotti anche attraverso il display del nostro cellulare o tablet, e i trend del momento, favoriti anche dalla pandemia di coronavirus che ha ridefinito i paradigmi attraverso i quali ci affacciamo al web e al mondo del video, confermano questa tendenza.

Le webserie si inseriscono perfettamente in questa tendenza. Si tratta di fiction realizzate appositamente per il web e per essere seguite da dispositivi mobili. Il concetto non è nuovo: fin dagli anni Novanta, con il progressivo crescere delle possibilità offerte da Internet, tanti network hanno sperimentato linguaggi e creatività confrontandosi con nuovi modi di fruizione. Del 1997 è per esempio Homicide: Second Shift, spin-off della serie televisiva Homicide: Life on the Street mandato in onda sul sito dedicato della NBC. Tantissimi sarebbero gli esempi internazionali, ma per restare in Italia ci limitiamo a citare Lost in Google, realizzata dalla casa di produzione The Jackal per Youtube, una webserie di fantascienza la cui caratteristica innovativa era probabilmente l’interazione con gli utenti su modelli di altri esperimenti americani. Addirittura, in Lost in Google i commenti ricevuti sotto le puntate erano utilizzati per sceneggiare gli episodi successivi. 

 

 

Non sfuggirà il potenziale creativo di prodotti del genere, aperti alla sperimentazione e all’interazione diretta con il pubblico, un potenziale che, dal 2008 ha portato alla nascita di diversi riconoscimenti tra cui l’International Academy of Web Television (IAWTV), che premia con gli Streamy Awards le migliori serie nate per il digitale. 

 

Perché progettare una webserie?

Lavorare in ambienti digitali significa anche sperimentare e confrontarsi con novità che riguardano innanzitutto i format e le possibilità narrative. Questo per adattarsi alle caratteristiche del mezzo, che vanno dalla brevità, alla sottotitolazione per la fruizione in ambienti pubblici senza audio, ad altri aspetti più stilistici che hanno a che fare con il tono di voce, l’ironia e altri giochi testuali, non ultima la possibilità di interazione con il pubblico. 

Le webserie sono nate spesso come spin off, un accompagnamento a latere di prodotti più grandi, spesso serie tv o film, ma esistono anche prodotti originali che in parte stanno sostituendo la fruizione classica sul canale televisivo e attirando un nuovo pubblico. Il taglio sarà naturalmente adatto al contesto web: agile, veloce, adatto a creare engagement. Ecco perché non escludere a priori, per la propria videostrategy, la realizzazione di una piccola serie da diffondere sui canali web, dove è possibile una maggiore sperimentazione utile a definire meglio il proprio target o ad ampliare il pubblico. 

Piacevole da seguire, leggera, non troppo istituzionale: la webserie potrebbe diventare il fiore all’occhiello della vostra azienda, un prodotto capace di caratterizzarla e di portare traffico sui vostri canali e incrementare la visibilità.


 

Vi abbiamo convinti?

RECTV Produzioni vi aspetta per risolvere tutti i vostri dubbi e progettare con voi la soluzione più efficace per la vostra realtà!

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Format e serialità: di cosa parliamo?

C’è una cosa che accomuna La casa di carta e i Ducktales anni Ottanta, ma anche i fumetti di Rat-Man e i The Jackal. Vi viene in mente niente? Parliamo di due concetti legati tra loro, quello di format e quello di serialità. Vediamo di cosa si tratta per capire in cosa i format e in particolare le serie potrebbero essere utili nella progettazione e realizzazione di una videostrategy

 

Regole, ma anche un po’ di creatività

Il dizionario Treccani dà una definizione di format espressamente legata al linguaggio televisivo e scrive che si tratta di una «idea base, o formula, secondo cui è ideato un programma televisivo originale, e che può essere acquistato da stazioni televisive di altri paesi per essere trasmesso ripetuto tale e quale o dopo opportuni adattamenti». Quando parliamo di format, in effetti, parliamo di una sorta di struttura, in quanto tale riconoscibile e dunque riproducibile e allo stesso tempo adattabile a contesti, lingue e culture. Parliamo insomma di un modello, di una griglia o schema che definisce determinate regole. Saranno proprio queste le guide per la realizzazione dei video che, attendendosi al format, diventeranno puntate di una serie, siano pensate per la tv, ma anche per Youtube o in generale per il mondo social. 

Il format si lega infatti all’idea di serialità, cioè di prodotti e programmi che funzionano per puntate. Nella maggior parte dei casi si tratta di narrazioni, e dunque serie tv, ma si parla di serialità anche per programmi, pubblicità, perché no fumetti e, con riferimento al mondo digitale, videogiochi e webserie. È infatti proprio dal cuore del format, il concept, cioè l’idea, che si genera quella molteplicità di narrazioni che leghiamo alla serialità. Dal concept, dunque dal format, si parte per costruire le puntate che faranno parte della serie.

 

Dal paper format alla puntata

Un format viene normalmente presentato come paper format, ovvero il concept, l’idea, descritta in tutti i suoi meccanismi. Idea che può diventare una puntata zero, anche nota come pilot. Il paper format diventa così un vero manuale che illustra l’idea e tutti i suoi sviluppi. Si partirà dal concept, come abbiamo detto, e dal genere: potrà essere una serie narrativa, un programma, ma anche un format di ricette, per esempio. Ci vorrà dunque un titolo efficace, oltre a un piano delle puntate che si è previsto di girare, della loro durata e della frequenza con cui usciranno. 

Se il progetto ha un profilo narrativo ampio, come potrebbe accadere per una serie tv, ci sarà bisogno di un attento sviluppo della struttura del racconto, ma potrebbe invece trattarsi di un programma che di puntata in puntata ripete il medesimo schema cambiando solo argomento. Individuare il target sarà necessario per definire la posizione del format in un palinsesto, e più in generale il contesto nel quale andrà a inserirsi

Guardando invece alla costruzione più interna del format, sarà necessario provvedere a una descrizione dettagliata della struttura, con personaggi, regole narrative, ma anche scelte relative alle riprese e agli elementi paratestuali della puntata, come la sigla e i titoli di coda. Progressivamente, dunque, mano a mano che questo documento prenderà vita andrà definendosi sempre più la puntata. 

 

Variazioni sul format

Un format è un po’ come una ricetta, definita da un set di cosiddetti tratti distintivi, ai quali ogni volta si possono applicare delle varianti. Esistono infatti format blindati, che si ripetono sempre identici, e format aperti, sottoposti a variabili. Questo aspetto si fa evidente soprattutto quando il format viene tradotto per altri canali, altre emittenti spesso in altri paesi, e dunque in contesti culturali differenti da quello di origine. A ogni traduzione si tratta di rintracciare le regole fondamentali, calando però il format nel contesto di riferimento. Non è un passaggio sempre innocente né lineare: a volte, variando il contesto, nella maglia delle regole base si delinea un mondo narrativo diverso da quello immaginato nel progetto di partenza, e come ben sanno i narratologi e i semiologi, si tratta di un cambio che può dare luogo a un diverso quadro dei valori, e dunque dei conflitti. Analoghi problemi si verificheranno a un livello più superficiale, per esempio nella scelta dei parametri visivi, con set cromatici, luci, stili e tono di voce che potrebbero differire e, intrecciandosi con le novità narrative, dare luogo a un programma differente rispetto all’idea di partenza. 

 


 

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Quando il Festival di Sanremo non era in video

È l’evento mediatico più seguito della tv italiana, cinque serate amate e odiate, ma pur sempre attese e analizzate in ogni minimo dettaglio. Parliamo del Festival di Sanremo, la “sfilata di moda” della musica italiana, un carrozzone mediatico che non smette di incuriosire e appassionare dal 1951. Una data che, allo sguardo esperto, rivela tanto. Perché sì, nel 1951 la televisione in Italia non era ancora un dato scontato, e le prime edizioni della gara canora andarono in onda senza video, ma puramente via radio.

Il primo Festival di Sanremo

Venti canzoni in gara, ma tre soli interpreti ospiti sul palco del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo: era il 29 gennaio 1951 e la magia aveva inizio: prendeva vita il Festival della canzone italiana di Sanremo. L’idea originale prevedeva un contesto stile cafè-chantant, con pubblico sistemato ai tavolini a cui sorseggiare ordinazioni, camerieri in sala ed esibizioni sul palco. Il tutto grazie all’idea di Amilcare Rambaldi e Pier Bussetti, direttore del Casinò di Sanremo. 

Conduttore dell’evento, Nunzio Filogamo, papà dell’ormai celebre saluto radiofonico «cari amici vicini e lontani», mentre gli artisti in gara erano nomi allora esordienti, ma che divennero poi protagonisti della storia della canzone italiana: Nilla Pizzi Achille Togliani e il Duo Fasano. A vincere fu una canzone diventata poi simbolo, Grazie dei fior, scritta dal maestro Saverio Seracini e interpretata da Nilla Pizzi, secondo posto a La luna si veste d’argento (cantata dal duo Pizzi e Togliani) e terzo posto a Serenata a nessuno, con Achille Togliani unico protagonista. Pregio delle serate era avere un’orchestra dal vivo a disposizione, diretta dal Maestro Cinico Angelini. Ma non era ancora il Sanremo che tutti conosciamo: la stampa non diede quasi notizia dell’evento.

Tra radio e 78 giri: un Festival che si ascolta e non si vede

1951, la metà esatta del Novecento, secolo attraversato da conflitti, ma anche contraddistinto da una straordinaria evoluzione tecnologica che, grazie agli apparecchi radio, accompagnò una crescita entusiasmante dell’industria discografica. Ecco le radici del Festival di Sanremo, ideato per promuovere la canzone italiana.

Sono gli anni di Alcide De Gasperi presidente del consiglio, gli anni del grande ciclismo segnato da Coppi e Bartali e gli anni in cui la cittadina ligure si guarda intorno per trovare idee capaci di animare una stagione solitamente spenta come l’inverno. Ma sono anche gli anni in cui è la radio a dare le notizie, ed è proprio Rete Rossa, antesignana di Radio Rai, a occuparsi del Festival di Sanremo, trasmettendo in diretta le canzoni delle tre serate dell’edizione di esordio. Da un evento nato per animare una cittadina turistica in una stagione morta alla trasmissione televisiva più seguita, attesa e discussa dall’intero sistema mediatico italiano. 

Dietro il via al Festival di Sanremo dei primi anni c’era già infatti un accordo tra case discografiche ed Eiar, la radio. Non era ancora l’epoca della televisione, la cui programmazione in Italia inizierà soltanto tre anni dopo il primo Festival della canzone italiana, il 3 gennaio 1954. Naturalmente firmata Rai, in rigoroso video bianco e nero.

Dalla radio alla tv: Sanremo in video

Oggi Sanremo è trasmesso in diretta sia in televisione, dove va in onda in eurovisione, che in radio. Ma servirono diversi anni per traghettare la manifestazione canora dal mondo del suono a quello del video. Dopo la prima edizione del gennaio 1951, il Festival di Sanremo proseguì ogni anno assestandosi e portando qualche cambiamento, come per esempio la doppia interpretazione per ogni brano, ciascuna con un’orchestra diversa, quella “classica” e quella “moderna”, dirette rispettivamente da Cinico Angelini e Armando Trovajoli. 

E poi arrivò la quinta edizione, nel 1955, la prima trasmessa in diretta non solo radio ma video, in tv, sull’allora unico canale, il Programma Nazionale. Un’edizione in video ancora di prova, perché non totalmente trasmessa via tv, ma solo dopo la fine del varietà allora in programma durante la serata con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Dal 1956 il Festival passò all’eurovisione, e nello stesso anno si svolse la prima edizione dell’Eurovision Song Contest, ispirato proprio alla rassegna italiana.Da allora le cose sono molto cambiate: il Festival è transitato dal Casinò al Teatro Ariston, e ha visto passare tante canzoni ormai evergreen, artisti e immancabili gossip e polemiche. Il tutto trasmesso in video e moltiplicato su altre emittenti e su tantissimi media, a segnalare un passaggio straordinario dal puro suono all’impero della visione. Il passaggio che caratterizza il mondo in cui viviamo oggi, dove spesso non basta una buona canzone, bisogna farla vedere!


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Video strategy: libri, idee ed esempi a cui ispirarsi

Dopo aver tanto parlato del perché costruire una video strategy per il proprio brand e dopo aver cercato di illustrare i primi passi per muoversi nel vasto mondo del marketing basato sui contenuti video, è tempo di guardarsi intorno in cerca di idee alle quali ispirarsi e di esempi e istruzioni dei quali fare tesoro.

Qualche libro per parlare di video

Lo abbiamo già constatato: non è questa un’epoca per lettori, bensì per pigri, utenti ai quali – lo confermano le statistiche – viene più immediato e spontaneo guardare un contenuto video piuttosto che leggere un testo. È un comportamento che si basa su caratteristiche fisiologiche, ma che fa perno su una fondamentale pigrizia, quella di essere accontentanti nella soddisfazione delle proprie curiosità da un contenuto incisivo e di facile lettura. Fatevene una ragione, però: ogni tanto tornare con gli occhi sul testo è importante. In questo caso infatti si tratta di individuare alcuni testi e manuali che possano istruirci sull’abc del content marketing orientato al video, dandoci utili basi che si rifanno al campo più generale del marketing digitale, oppure fornendoci esempi recenti da cui trarre ispirazione. 

Ecco alcune delle ultime uscite a tema in italiano:

  • Video marketing pro. Come utilizzare i video per promuovere prodotti e servizi sul web, di Massimo Turco, Hoepli, 2018
  • Video marketing, Guida strategica alla creazione di contenuti e campagne, Jon Mowat, Apogeo, 2018
  • Video marketing strategico. Le tecniche più appropriate per produrre video realmente efficaci, Antonio Meraglia, Dario Flaccovio, 2018

Farsi idee analizzando le idee

Una delle funzionalità del video è quella di raggiungere una platea molto vasta, potenzialmente estendibile, e di risultare efficace intersecando immediatezza del messaggio e durata nel tempo. Al di là della tanto ambita viralità, volàno per video e dunque per i brand, una video strategy sul lungo periodo deve essere però basata sulla qualità dei contenuti, con corrette mosse di profilazione del pubblico e con quel pizzico di creatività che la renderà distinguibile, ovvero unica.

Di tecniche e trucchi per i video racconta da anni, e con successo di follower, Marco Montemagno nei suoi video di youtube. Che barba, ancora lui! starete forse pensando. Eppure non c’è modo più efficace di osservare e analizzare i video di un divulgatore così seguito e che fa delle strategie video uno dei suoi contenuti più ricorrenti. Cosa dice Montemagno e come lo fa? Come si intersecano i suoi discorsi con le modalità attraverso cui li divulga attraverso la rete? Non sottovalutate mai il potere di analizzare per capire anche perché le cose funzionino poco, male, o siano giunte al termine della loro cometa di successo!

Istruzioni e distruzioni: giocare con i linguaggi

Laddove il mercato si fa affollato e tutti insistono per comunicare con contenuti video, a vincere è chi si distingue, nel bene o nel male. 

Prendiamo per esempio Facebook: vi è mai capitato di inchiodare l’attenzione su uno dei magnetici video di Chef Club? Ricette in velocità: istruzioni, rapide successioni di immagini, ingredienti tutto sommato semplici (e spesso assai calorici) che in poche mosse creative vengono assemblati per creare ricette gustose e gradevoli alla vista. Non si tratta di buona cucina in senso stretto, ma qualcosa di buono in questa strategia video per i social lo si può trovare: alzi la mano chi non resta affascinato dal succedersi rapido di immagini che immortalano la trasformazione di banalissimi ingredienti base in qualcosa di inaspettato, il tutto senza che mai intervenga la voce umana.

Se in questo caso vincono la rapidità e la funzionalità delle istruzioni fornite in un modo sbarazzino e immediato, altri sono i casi in cui, sui social, a farla da padrone sono le modalità di interazione tra testi e rifacimenti, in stile mash-up per intenderci. Pensate per esempio alle immagini che chiamiamo meme e al loro successo. Non si tratta di altro se non di assemblaggi di riferimenti e contesti diversi, solitamente orientati a un nuovo significato spesso ironico. È una pratica che si può riprodurre anche con montaggi video creativi, guardate per esempio questa clip spassosa di Impero Disney che fa riferimento alla folla di Lucca Comics.

Pensare ad ampio raggio

Una cosa sarà certa quando inizierete a pensare alla vostra video strategy: nessun video ha senso se inserito in un deserto. Ogni vostro ragionamento deve infatti sempre ruotare intorno a un contesto variegato, e così i video, i format e rubriche, gli spot e tutto ciò che attraverso questo linguaggio andrete a creare devono rispondere di un piano articolato dove ogni parte dialoga e aiuta le altre.

Pensatela così: perché dovrei proporre una rubrica dedicata a temi ambientali se sono una band musicale? Apparentemente non ha senso, ma se siete gli Eugenio in via di gioia, band particolarmente attenta alla tematica green, come dimostra con i suoi brani musicali ma anche con campagne attive, la rubrica contribuirà a costruire la vostra identità e, insieme, a rafforzare la consapevolezza dei vostri temi centrali nella community che vi segue.


Avete bisogno di consigli mirati per pensare e progettare una video strategy che si adatti alle vostre esigenze? RECTV ha tutte le soluzioni che fanno per voi! Non esitare a contattarci per una prima consulenza gratuita!

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I trend 2020 per la tua video strategy

Cosa riserverà il nuovo anno in tema di video e video strategy? Quali saranno le novità tecnologiche e social a disposizione dei brand? E infine, quali diventeranno le priorità di cui tenere conto progettando il nuovo piano di comunicazione in ottica di contenuti integrati? La certezza è che, come indicano le statistiche di investimento in marketing per il 2020, il video continuerà a essere un contenuto vincente. Vediamo insieme quali sono le tendenze per questo 2020 appena iniziato.

Tempo di social media

Lo sappiamo: ormai i social media sono diventati ambienti estremamente tecnologici, la crescita e il progressivo affermarsi del video come contenuto vincente hanno trasformato anche gli strumenti a disposizione dei creatori di contenuti e l’algoritmo, sempre più attento all’engagement. Cosa aspettarci dunque dal 2020? 

Il video continuerà a dominare le strategie di content marketing: non tramonterà infatti la fruizione da dispositivi mobile, così come non si invertirà la tendenza a guardare contenuti video ed emozionali. Tra stories e app, il 2020 potrebbe segnare una stagione d’oro per il vlogging, con video agili, rapidi e che non richiedono troppo editing, confezionati apposta per il brulicante mondo social.

Andare dove è presente il pubblico

La chiave del successo resterà la personalizzazione di ogni video in funzione del target di riferimento e dell’obbiettivo. Una strategia video avrà sempre più successo, nel 2020, se seguirà i pubblici e individuerà, di volta in volta e a seconda delle esigenze, le nicchie dove gli utenti cercano informazioni e fruiscono dei contenuti. 

A quali ambienti guardare dunque? Tra le novità ci sarà probabilmente una crescita delle strategie video applicate a Google Ads con particolare attenzione al canale video per eccellenza, Youtube, re del marketing. Occhio poi ai nati tra gli anni Novanta e i Duemila, la cosiddetta generazione Z, che dell’efficacia dei contenuti video è diretta testimone e alla quale, per questo motivo, il marketing guarda con interesse. Sono infatti i ventenni i principali fruitori di video, e la loro presenza si attesta soprattutto su piattaforme social nuove, come TikTok, con la sua inaspettata crescita registrata negli ulti mesi del 2019, e certamente destinata a proseguire nel 2020. 

Realtà immersive?

Ma a quali novità allettanti porteranno gli effetti dei trend sui social media e in generale nel mondo digitale? Potrebbe esserci un salto decisivo nella realtà immersiva. Con i video a 360 gradi, per esempio, che si stanno dimostrando uno strumento versatile per ridurre il gap tra i prodotti e la loro esperienza reale. Rispetto al video tradizionale, quello a 360gradi registra un coinvolgimento maggiore e un interesse crescente da parte degli utenti. 

La realtà aumentata si è fatta sempre più strada nell’ultimo periodo e sembra oggi essere una delle vie di successo per la vendita di prodotti, specialmente laddove si tratta di oggetti di cui fare esperienza reale, in questo caso sostituita da un espediente tecnologico in grado di simulare la presenza dell’utente. E se diverse app sembrano andare incontro a questa esigenza, occhio alle infinite possibilità del video!

Live streaming e podcast

Il 2020 sarà forse l’anno delle dirette? Sembra che sia questa una delle vie per accaparrarsi like e interazioni da parte degli utenti, nonché condivisioni e dunque visibilità. Attenzione però alla strategia: per vincere davvero, anche le dirette devono rientrare in un piano strategico preciso, con ricorrenze capaci di generare fidelizzazione e interesse continuato nel tempo e con opportune interazioni che incoraggino l’utente a dialogare con il brand.

Tra i trucchi per coinvolgere il pubblico, il più immediato ha dalla sua la brevità: rapido, incisivo, facile da visualizzare su uno smartphone, sarà questo il video vincente nel 2020? Ma attenzione: gli algoritmi cambiano e influenzano il consumo, e dunque di fianco alle clip brevi potrebbe vivere una nuova stagione di successo anche il video lungo e di qualità, capace di raccontare una storia coinvolgente. 

A questo proposito non va sottovalutato il potere del podcast, che ha vissuto una stagione d’oro per il 2019 in formato audio, ma che potrebbe diventare anche un nuovo formato video capace di raccontare il brand e la sua identità e sollecitare la fidelizzazione da parte di utenti appassionati e follower. 

Il 2020 è solo all’inizio e il mondo digital, in perenne trasformazione, potrà riservare ancora tante sorprese. Un punto resta però sicuro e fermo, ed è la qualità dei video che andranno a comporre la vostra strategia, ciascuno calibrato sul canale specifico al quale sarà destinato. Sicuri di essere pronti a una video strategy davvero efficace?


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