Quando il Festival di Sanremo non era in video

È l’evento mediatico più seguito della tv italiana, cinque serate amate e odiate, ma pur sempre attese e analizzate in ogni minimo dettaglio. Parliamo del Festival di Sanremo, la “sfilata di moda” della musica italiana, un carrozzone mediatico che non smette di incuriosire e appassionare dal 1951. Una data che, allo sguardo esperto, rivela tanto. Perché sì, nel 1951 la televisione in Italia non era ancora un dato scontato, e le prime edizioni della gara canora andarono in onda senza video, ma puramente via radio.

Il primo Festival di Sanremo

Venti canzoni in gara, ma tre soli interpreti ospiti sul palco del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo: era il 29 gennaio 1951 e la magia aveva inizio: prendeva vita il Festival della canzone italiana di Sanremo. L’idea originale prevedeva un contesto stile cafè-chantant, con pubblico sistemato ai tavolini a cui sorseggiare ordinazioni, camerieri in sala ed esibizioni sul palco. Il tutto grazie all’idea di Amilcare Rambaldi e Pier Bussetti, direttore del Casinò di Sanremo. 

Conduttore dell’evento, Nunzio Filogamo, papà dell’ormai celebre saluto radiofonico «cari amici vicini e lontani», mentre gli artisti in gara erano nomi allora esordienti, ma che divennero poi protagonisti della storia della canzone italiana: Nilla Pizzi Achille Togliani e il Duo Fasano. A vincere fu una canzone diventata poi simbolo, Grazie dei fior, scritta dal maestro Saverio Seracini e interpretata da Nilla Pizzi, secondo posto a La luna si veste d’argento (cantata dal duo Pizzi e Togliani) e terzo posto a Serenata a nessuno, con Achille Togliani unico protagonista. Pregio delle serate era avere un’orchestra dal vivo a disposizione, diretta dal Maestro Cinico Angelini. Ma non era ancora il Sanremo che tutti conosciamo: la stampa non diede quasi notizia dell’evento.

Tra radio e 78 giri: un Festival che si ascolta e non si vede

1951, la metà esatta del Novecento, secolo attraversato da conflitti, ma anche contraddistinto da una straordinaria evoluzione tecnologica che, grazie agli apparecchi radio, accompagnò una crescita entusiasmante dell’industria discografica. Ecco le radici del Festival di Sanremo, ideato per promuovere la canzone italiana.

Sono gli anni di Alcide De Gasperi presidente del consiglio, gli anni del grande ciclismo segnato da Coppi e Bartali e gli anni in cui la cittadina ligure si guarda intorno per trovare idee capaci di animare una stagione solitamente spenta come l’inverno. Ma sono anche gli anni in cui è la radio a dare le notizie, ed è proprio Rete Rossa, antesignana di Radio Rai, a occuparsi del Festival di Sanremo, trasmettendo in diretta le canzoni delle tre serate dell’edizione di esordio. Da un evento nato per animare una cittadina turistica in una stagione morta alla trasmissione televisiva più seguita, attesa e discussa dall’intero sistema mediatico italiano. 

Dietro il via al Festival di Sanremo dei primi anni c’era già infatti un accordo tra case discografiche ed Eiar, la radio. Non era ancora l’epoca della televisione, la cui programmazione in Italia inizierà soltanto tre anni dopo il primo Festival della canzone italiana, il 3 gennaio 1954. Naturalmente firmata Rai, in rigoroso video bianco e nero.

Dalla radio alla tv: Sanremo in video

Oggi Sanremo è trasmesso in diretta sia in televisione, dove va in onda in eurovisione, che in radio. Ma servirono diversi anni per traghettare la manifestazione canora dal mondo del suono a quello del video. Dopo la prima edizione del gennaio 1951, il Festival di Sanremo proseguì ogni anno assestandosi e portando qualche cambiamento, come per esempio la doppia interpretazione per ogni brano, ciascuna con un’orchestra diversa, quella “classica” e quella “moderna”, dirette rispettivamente da Cinico Angelini e Armando Trovajoli. 

E poi arrivò la quinta edizione, nel 1955, la prima trasmessa in diretta non solo radio ma video, in tv, sull’allora unico canale, il Programma Nazionale. Un’edizione in video ancora di prova, perché non totalmente trasmessa via tv, ma solo dopo la fine del varietà allora in programma durante la serata con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Dal 1956 il Festival passò all’eurovisione, e nello stesso anno si svolse la prima edizione dell’Eurovision Song Contest, ispirato proprio alla rassegna italiana.Da allora le cose sono molto cambiate: il Festival è transitato dal Casinò al Teatro Ariston, e ha visto passare tante canzoni ormai evergreen, artisti e immancabili gossip e polemiche. Il tutto trasmesso in video e moltiplicato su altre emittenti e su tantissimi media, a segnalare un passaggio straordinario dal puro suono all’impero della visione. Il passaggio che caratterizza il mondo in cui viviamo oggi, dove spesso non basta una buona canzone, bisogna farla vedere!


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Video strategy: libri, idee ed esempi a cui ispirarsi

Dopo aver tanto parlato del perché costruire una video strategy per il proprio brand e dopo aver cercato di illustrare i primi passi per muoversi nel vasto mondo del marketing basato sui contenuti video, è tempo di guardarsi intorno in cerca di idee alle quali ispirarsi e di esempi e istruzioni dei quali fare tesoro.

Qualche libro per parlare di video

Lo abbiamo già constatato: non è questa un’epoca per lettori, bensì per pigri, utenti ai quali – lo confermano le statistiche – viene più immediato e spontaneo guardare un contenuto video piuttosto che leggere un testo. È un comportamento che si basa su caratteristiche fisiologiche, ma che fa perno su una fondamentale pigrizia, quella di essere accontentanti nella soddisfazione delle proprie curiosità da un contenuto incisivo e di facile lettura. Fatevene una ragione, però: ogni tanto tornare con gli occhi sul testo è importante. In questo caso infatti si tratta di individuare alcuni testi e manuali che possano istruirci sull’abc del content marketing orientato al video, dandoci utili basi che si rifanno al campo più generale del marketing digitale, oppure fornendoci esempi recenti da cui trarre ispirazione. 

Ecco alcune delle ultime uscite a tema in italiano:

  • Video marketing pro. Come utilizzare i video per promuovere prodotti e servizi sul web, di Massimo Turco, Hoepli, 2018
  • Video marketing, Guida strategica alla creazione di contenuti e campagne, Jon Mowat, Apogeo, 2018
  • Video marketing strategico. Le tecniche più appropriate per produrre video realmente efficaci, Antonio Meraglia, Dario Flaccovio, 2018

Farsi idee analizzando le idee

Una delle funzionalità del video è quella di raggiungere una platea molto vasta, potenzialmente estendibile, e di risultare efficace intersecando immediatezza del messaggio e durata nel tempo. Al di là della tanto ambita viralità, volàno per video e dunque per i brand, una video strategy sul lungo periodo deve essere però basata sulla qualità dei contenuti, con corrette mosse di profilazione del pubblico e con quel pizzico di creatività che la renderà distinguibile, ovvero unica.

Di tecniche e trucchi per i video racconta da anni, e con successo di follower, Marco Montemagno nei suoi video di youtube. Che barba, ancora lui! starete forse pensando. Eppure non c’è modo più efficace di osservare e analizzare i video di un divulgatore così seguito e che fa delle strategie video uno dei suoi contenuti più ricorrenti. Cosa dice Montemagno e come lo fa? Come si intersecano i suoi discorsi con le modalità attraverso cui li divulga attraverso la rete? Non sottovalutate mai il potere di analizzare per capire anche perché le cose funzionino poco, male, o siano giunte al termine della loro cometa di successo!

Istruzioni e distruzioni: giocare con i linguaggi

Laddove il mercato si fa affollato e tutti insistono per comunicare con contenuti video, a vincere è chi si distingue, nel bene o nel male. 

Prendiamo per esempio Facebook: vi è mai capitato di inchiodare l’attenzione su uno dei magnetici video di Chef Club? Ricette in velocità: istruzioni, rapide successioni di immagini, ingredienti tutto sommato semplici (e spesso assai calorici) che in poche mosse creative vengono assemblati per creare ricette gustose e gradevoli alla vista. Non si tratta di buona cucina in senso stretto, ma qualcosa di buono in questa strategia video per i social lo si può trovare: alzi la mano chi non resta affascinato dal succedersi rapido di immagini che immortalano la trasformazione di banalissimi ingredienti base in qualcosa di inaspettato, il tutto senza che mai intervenga la voce umana.

Se in questo caso vincono la rapidità e la funzionalità delle istruzioni fornite in un modo sbarazzino e immediato, altri sono i casi in cui, sui social, a farla da padrone sono le modalità di interazione tra testi e rifacimenti, in stile mash-up per intenderci. Pensate per esempio alle immagini che chiamiamo meme e al loro successo. Non si tratta di altro se non di assemblaggi di riferimenti e contesti diversi, solitamente orientati a un nuovo significato spesso ironico. È una pratica che si può riprodurre anche con montaggi video creativi, guardate per esempio questa clip spassosa di Impero Disney che fa riferimento alla folla di Lucca Comics.

Pensare ad ampio raggio

Una cosa sarà certa quando inizierete a pensare alla vostra video strategy: nessun video ha senso se inserito in un deserto. Ogni vostro ragionamento deve infatti sempre ruotare intorno a un contesto variegato, e così i video, i format e rubriche, gli spot e tutto ciò che attraverso questo linguaggio andrete a creare devono rispondere di un piano articolato dove ogni parte dialoga e aiuta le altre.

Pensatela così: perché dovrei proporre una rubrica dedicata a temi ambientali se sono una band musicale? Apparentemente non ha senso, ma se siete gli Eugenio in via di gioia, band particolarmente attenta alla tematica green, come dimostra con i suoi brani musicali ma anche con campagne attive, la rubrica contribuirà a costruire la vostra identità e, insieme, a rafforzare la consapevolezza dei vostri temi centrali nella community che vi segue.


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I trend 2020 per la tua video strategy

Cosa riserverà il nuovo anno in tema di video e video strategy? Quali saranno le novità tecnologiche e social a disposizione dei brand? E infine, quali diventeranno le priorità di cui tenere conto progettando il nuovo piano di comunicazione in ottica di contenuti integrati? La certezza è che, come indicano le statistiche di investimento in marketing per il 2020, il video continuerà a essere un contenuto vincente. Vediamo insieme quali sono le tendenze per questo 2020 appena iniziato.

Tempo di social media

Lo sappiamo: ormai i social media sono diventati ambienti estremamente tecnologici, la crescita e il progressivo affermarsi del video come contenuto vincente hanno trasformato anche gli strumenti a disposizione dei creatori di contenuti e l’algoritmo, sempre più attento all’engagement. Cosa aspettarci dunque dal 2020? 

Il video continuerà a dominare le strategie di content marketing: non tramonterà infatti la fruizione da dispositivi mobile, così come non si invertirà la tendenza a guardare contenuti video ed emozionali. Tra stories e app, il 2020 potrebbe segnare una stagione d’oro per il vlogging, con video agili, rapidi e che non richiedono troppo editing, confezionati apposta per il brulicante mondo social.

Andare dove è presente il pubblico

La chiave del successo resterà la personalizzazione di ogni video in funzione del target di riferimento e dell’obbiettivo. Una strategia video avrà sempre più successo, nel 2020, se seguirà i pubblici e individuerà, di volta in volta e a seconda delle esigenze, le nicchie dove gli utenti cercano informazioni e fruiscono dei contenuti. 

A quali ambienti guardare dunque? Tra le novità ci sarà probabilmente una crescita delle strategie video applicate a Google Ads con particolare attenzione al canale video per eccellenza, Youtube, re del marketing. Occhio poi ai nati tra gli anni Novanta e i Duemila, la cosiddetta generazione Z, che dell’efficacia dei contenuti video è diretta testimone e alla quale, per questo motivo, il marketing guarda con interesse. Sono infatti i ventenni i principali fruitori di video, e la loro presenza si attesta soprattutto su piattaforme social nuove, come TikTok, con la sua inaspettata crescita registrata negli ulti mesi del 2019, e certamente destinata a proseguire nel 2020. 

Realtà immersive?

Ma a quali novità allettanti porteranno gli effetti dei trend sui social media e in generale nel mondo digitale? Potrebbe esserci un salto decisivo nella realtà immersiva. Con i video a 360 gradi, per esempio, che si stanno dimostrando uno strumento versatile per ridurre il gap tra i prodotti e la loro esperienza reale. Rispetto al video tradizionale, quello a 360gradi registra un coinvolgimento maggiore e un interesse crescente da parte degli utenti. 

La realtà aumentata si è fatta sempre più strada nell’ultimo periodo e sembra oggi essere una delle vie di successo per la vendita di prodotti, specialmente laddove si tratta di oggetti di cui fare esperienza reale, in questo caso sostituita da un espediente tecnologico in grado di simulare la presenza dell’utente. E se diverse app sembrano andare incontro a questa esigenza, occhio alle infinite possibilità del video!

Live streaming e podcast

Il 2020 sarà forse l’anno delle dirette? Sembra che sia questa una delle vie per accaparrarsi like e interazioni da parte degli utenti, nonché condivisioni e dunque visibilità. Attenzione però alla strategia: per vincere davvero, anche le dirette devono rientrare in un piano strategico preciso, con ricorrenze capaci di generare fidelizzazione e interesse continuato nel tempo e con opportune interazioni che incoraggino l’utente a dialogare con il brand.

Tra i trucchi per coinvolgere il pubblico, il più immediato ha dalla sua la brevità: rapido, incisivo, facile da visualizzare su uno smartphone, sarà questo il video vincente nel 2020? Ma attenzione: gli algoritmi cambiano e influenzano il consumo, e dunque di fianco alle clip brevi potrebbe vivere una nuova stagione di successo anche il video lungo e di qualità, capace di raccontare una storia coinvolgente. 

A questo proposito non va sottovalutato il potere del podcast, che ha vissuto una stagione d’oro per il 2019 in formato audio, ma che potrebbe diventare anche un nuovo formato video capace di raccontare il brand e la sua identità e sollecitare la fidelizzazione da parte di utenti appassionati e follower. 

Il 2020 è solo all’inizio e il mondo digital, in perenne trasformazione, potrà riservare ancora tante sorprese. Un punto resta però sicuro e fermo, ed è la qualità dei video che andranno a comporre la vostra strategia, ciascuno calibrato sul canale specifico al quale sarà destinato. Sicuri di essere pronti a una video strategy davvero efficace?


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